BAT LINH

- IL RISCALDAMENTO DEGLI “OTTO ANIMALI FAVOLOSI” -


INTRODUZIONE


BAT LINH è una sequenza di otto esercizi di riscaldamento; ciascuno può essere praticato anche indipendentemente

1. THAN LONG, Drago celeste
2. THIEN PHUNG, Fenice celeste
3. THANH HAC, La sacra gru
4. DAI HUNG, Il grande orso
5. THAN XA, Il serpente sacro
6. KIM MA, Il cavallo d’oro
7. THAN HO, La tigre sacra
    a. HO TAT
    b. HO CAO
    c. HO VO
    d. HO XE
    e. HO NHAY
8. QUY LINH CONG, Il favoloso allenamento della tartaruga





IL DRAGO CELESTE - THAN LONG

Il primo animale che incontriamo nel Bat Linh è il DRAGO (LONG).
Al contrario della visione occidentale, la cultura orientale vede il drago come un essere benigno, una creatura seria e potente, simbolo dell’ IMPERATORE.
Protettore delle sorgenti d’acqua e strettamente legato alla pioggia, egli rappresenta il ritmo della vita e, secondo il principio delle 8 direzioni, viene posizionato a SUD, cioè in corrispondenza del CIELO. Spesso, infatti, lo si vede rappresentato con le ali (cielo) e con dei fulmini (pioggia, potere, scintilla vitale).
La sua immagine appare anche in tutte le feste e rituali orientali (ad es. il capodanno) come simbolo ed augurio di fecondità e di rinnovamento.

Consideriamolo ora come primo animale interprete delle nostre pratiche di riscaldamento:
procedendo, come di norma, “dall’alto verso il basso”, gli esercizi del drago coinvolgono prevalentemente la testa ed il torace (del resto, ad un “imperatore” non si poteva assegnare che una parte “alta” e “dominante” del corpo!).

a) Il Drago si leva in cielo
b) il Drago si stira verso il basso
c) il Drago si stira verso l'alto
d) il Drago vola

NOTE: sperimentare ogni esercizio con i diversi metodi di respirazione studiati in palestra.





LA FENICE CELESTE - THIEN PHUNG

Raccontano i miti antichi e medievali occidentali riguardoalla fenice.
«È un uccello magnifico, con la testa ornata di raggi solari; ha 365 piume.
Quando, nel mezzo della notte, il sole sale verso il punto del suo sorgere, a partire da questo momento, essa accoglie il calore del sole, si riscalda e gonfia le piume e, nel momento in cui essa si muove per la seconda volta, tutti gli uccelli si muovono con lei e cominciano i loro voli».
È un uccello longevo, la cui vita si protrae fino a 500 anni.
Arrivata al termine della vita, costruisce su di una palma [in greco antico phòinix] il nido di erbe aromatiche e, dopo essersi adagiata dentro, vi appicca il fuoco.

Dalle sue ceneri nasce una nuova fenice che trasporta a Eliopoli la “Città del Sole”, in Egitto, le ceneri dell’uccello morto, racchiuse in un uovo di mirra. Quindi torna in Etiopia dove vive di perle d’incenso.
In Oriente la Fenice è uno dei “Quattro animali numinosi”, ossia divini, che sono di sussidio allo spirito del Saggio. Per mezzo di essi il Saggio può dominare cielo e terra, montagne e fiumi, dèi e spiriti.
Dice il Tai Li Chi ( Documento sui riti , risalente al I sec. a. C):
«Esistono 360 specie di pennuti e la fenice ne è il capostipite».
Nel riscaldamento degli “Otto animali” la fenice appare nelle seguenti sequenze:

a) la fenice che sbatte le ali di lato
b) la fenice che sbatte le ali di fronte
c) la fenice che vola (infinito)






LA GRU SACRA - THANH HAC

"Il simbolismo generale della gru è legato ai concetti di giustizia, di longevità, ed è la
personificazione di anima giusta e compassionevole.
Nella tradizione orientale la gru – è attribuita agli spiriti – all’ immortale. La gru vive mille anni grazie al collo piegato, e per questo
possiede una respirazione che aggiorna continuamente il respiro (la tecnica utilizzata dai taoisti). La gru accompagna i morti in cielo, e guida gli angeli. E’ associata ai cipressi ed ai pini (ed è anche un simbolo di longevità). Anche in Giappone era rito diffuso mangiare un piatto di riso cotto, cresciuto nella contea Kuru ("gru"). Credevano che
questo piatto garantisse longevità e salute ed allontanasse gli spiriti maligni.
In alcune tradizioni, la gru è considerata tale da essere associata alle piogge e la fertilità. Ad esempio era l'uccello dedicato a Kronos divinità agricola greca (Saturno, il dio dei raccolti). Nel cristianesimo la gru è un simbolo del buon vivere. Viene raffigurata allegoricamente come un simbolo di giustizia: si tiene in piedi con una zampa sola mentre sull’altra tiene il sasso - che simboleggia la vigilanza."
Da non dimenticare poi la leggenda in cui l'eroe Chang San Feng,che era esperto di arti marziali, assistette al combattimento tra una gru ed un serpente
e da quell'incontro sviluppa e da origine al taiji quan.

Esecuzione:

Gomiti e spalle
a) Gomiti verso l'alto
b) Gomiti verso il basso
c) La gru chiude le ali

Polsi e mani
d) Mani con il palmo verso l'esterno
e) Mani con il palmo verso l'alto
f) Mani con il palmo verso l'interno
g) Esercizi facoltativi di rotazione articolare per gomiti e polsi





LE MILLE GRU DI SASAKI SADAKO

"Sasaki Sadako aveva appena due anni quando il 6 agosto del 1945, Little Boy precipitò sulla città di Hiroshima.
La bimba si salvò, tanti altri suoi coetanei invece morirono. La guerra finiva tragicamente per il popolo giapponese, tra l’umiliazione della sconfitta e migliaia di vite umane ridotte in polvere insieme alla bomba. Bisognava ricominciare da zero e questo fece il popolo giapponese.
Sadako intanto, nell’entusiasmo della sua giovane età, cresceva forte e piena di aspettative, amante della vita e dello sport. Un giorno però qualcosa andò diversamente: Sadako arrivò stremata alla fine di quella pista da corsa che l’aveva sempre vista arrivare prima. In breve tempo le venne diagnosticata una grave forma di leucemia, malattia che la costrinse a ricordare il mattino che dal cielo era caduta quella strana pioggia nera.
Giungeva così per Sadako il momento della sua ultima corsa, della sua gara contro il tempo: creare mille origami per esorcizzare la morte, per continuare a sperare nella vita. Secondo un’antica leggenda giapponese, colui che riuscirà a piegare durante la propria vita mille gru di carta, sarà benvoluto dagli dei che acconsentiranno ad esaudire un suo desiderio. E la gru (tsuru) è in Giappone anche simbolo di longevità tanto che regalarla significa augurare lunghi
anni di salute e vita."


LA GRATITUDINE DELLA GRU

"C’era una volta un’anziana coppia che
viveva serenamente in una capanna in
mezzo ai boschi; la vita dei due scorreva placida, anche se a volte la solitudine si faceva sentire, dato che non avevano figli.
Un giorno, mentre il marito stava raccogliendo legna per il fuoco, sentì un disperato lamento provenire dalla palude vicino al luogo in cui si trovava. Incuriosito, il vecchio si diresse in quella direzione, dove vide una stupenda gru bianca con una zampa bloccata nella trappola di un cacciatore. Il buon uomo non esitò un attimo, ed entrando nella fredda fanghiglia, raggiunse la povera bestia e la liberò; questa si alzò in volo verso il cielo che già preannunciava la neve, volteggiò un po’ sopra il suo salvatore emettendo grida di gratitudine, e poi se n’andò. Quella sera, davanti al focolare, l’uomo raccontò a sua moglie quanto gli era accaduto quel giorno e, mentre stavano ormai per accingersi ad andare a dormire, qualcuno bussò alla porta. Il vecchio andò ad aprire chiedendosi chi mai poteva trovarsi di notte in mezzo al bosco e sotto la neve, e la risposta fu sorprendente:
si trovò infatti davanti una ragazzina dai modi gentili che chiedeva ospitalità per la notte, in quanto si era persa. La moglie si affrettò a farla entrare al caldo per asciugarsi e mangiare qualcosa, e preoccupata le chiese cosa mai ci facesse una ragazzina in mezzo al bosco tutta sola.
Lei dichiarò di essere in viaggio senza una meta, e il vecchio pensò fra sé e sé che doveva esserle capitata qualche sciagura; così, senza indagare troppo per non essere scortesi, gli anziani coniugi chiesero alla ragazza di restare per far loro compagnia. Lei accettò con entusiasmo, ringraziò, e tutti andarono a dormire sereni. Il giorno dopo, prima del sorgere del sole, la ragazzina si alzò e
si diresse in cucina per preparare la colazione ai suoi ospiti, ma trovò la dispensa completamente vuota. L’unica cosa a portata di mano era una cesta piena di spole di filo; lei le prese e si chiuse nella stanza da lavoro vicino alla cucina. Quando i due vecchietti si svegliarono sentirono provenire da quella direzione un rumore di telaio in azione; non vedendo la loro ospite nel suo
letto si chiesero cosa stesse facendo, e la risposta non si fece attendere: la ragazza uscì dalla stanza con un rotolo di broccato dai colori bellissimi e rappresentante una gru nell’atto di spiccare il volo. I due rimasero stupiti, e ringraziarono più volte la giovane quando questa lo regalò loro perché lo vendessero, in modo da guadagnare un po’ di denaro per acquistare viveri
per l’inverno. Il giorno stesso l’uomo si recò in paese e vendette il tessuto per un ottimo prezzo; con il ricavato, poi, acquistò vivande per tutti e tre e un bel pettine per la ragazza. Quella sera la capanna dei due anziani coniugi irradiava allegria, e quando fu ora di andare a dormire, la ragazza dichiarò che sarebbe rimasta sveglia per tessere qualche abito. I due si opposero, dicendo che era assolutamente necessario che lei si riposasse, ma la giovane insistette, ponendo in più una condizione: nessuno avrebbe dovuto andare a guardarla mentre lavorava. Un po’ sconcertati, i vecchi accettarono la condizione e andarono a dormire. Da quella volta, ogni mattina la ragazza ebbe pronto un rotolo di broccato che il vecchio vendeva in paese, ottenendo il denaro necessario a comprare le scorte per l’inverno. La cosa continuò per settimane, e più
passava il tempo, più la ragazza sembrava indebolirsi, diventare pallida e dimagrire. Era come se fosse costantemente sul punto di svenire e, quando una sera si rifiutò di toccare cibo, i vecchi protestarono ed esortarono la ragazza a riposarsi di più. Per tutta risposta, lei chiese che le fosse permesso di preparare un ultimo rotolo di broccato, e si diresse nella sua stanza di lavoro barcollando e chiudendosi la porta alle spalle. Quella notte gli anziani coniugi erano talmente
preoccupati per la giovane da non riuscire a dormire, così il marito decise di andare a vedere come stava la ragazza. Inutilmente la moglie cercò di ricordargli la promessa fatta, ma lui non volle sentire ragioni, e silenziosamente sbirciò attraverso uno spiraglio della porta della stanza di lavoro: sorpresa! Davanti al telaio non c’era la ragazza, ma una stupenda gru bianca intenta a
tessere un broccato facendo uso delle sue stesse piume! Il vecchio, incredulo, entrò nella stanza, e appena la gru lo vide, si trasformò nella ragazzina. “Avevate promesso di non spiarmi mentre lavoravo” disse “Ero veramente felice di stare qui con voi, ma ora che avete scoperto il mio segreto, sono costretta ad andarmene. Mi dispiace” e così dicendo abbandonò il telaio, corse
fuori dell’uscio, si ritrasformò nella gru, spiegò le ali e volò via. Il vecchio riconobbe la povera bestia che aveva salvato tempo prima dalla trappola nella palude. Con le lacrime agli occhi, i due osservarono la gru salire verso il cielo in ampi cerchi gridandole quanto le volevano bene, e prima che sparisse alla loro vista, il vecchio le lanciò il pettine che le aveva regalato. La gru lo prese nel becco, stridette con profonda tristezza e sparì fra le nuvole illuminate dalla luce della luna." 





IL GRANDE ORSO - DAI HUNG
Tra gli antichi popoli della Siberia,
dell'Alaska e della Mongolia, l'Orso era
considerato come un animale dal potere enorme. La capacità di "morire" in letargo durante l’inverno e di "resuscitare" in primavera rendevano l’orso un simbolo di rigenerazione, guarigione e fertilità.
Le unghie e le zanne dell’orso erano
utilizzate come amuleti per guarire o
durante i riti matrimoniali dei popoli finnici e slavi. Secondo un'antica leggenda Mongola, la gente dei popoli, era considerata discendente dall'unione di una donna e di un orso.
E' inoltre associato all'elemento Terra e nel regno vegetale è accostato agli alberi. Le parti del corpo in relazione con questa figura sono i reni e il chakra della radice. I poteri che gli venivano attribuiti sono la gestazione, l'introspezione, il risveglio delle energie nascoste nella terra, la guarigione con erbe e radici, la gestione del territorio, la forza, il coraggio, la velocità e l'agilità, la caccia, la ferocia distruttiva e l'arte della guerra.

Esecuzione della tecnica:

Palmi aperti, le 5 dita come artigli
a) semicerchi verticali
b) semicerchi laterali
c) Tracciare la lettera Alfa
d) Tracciare la lettera X





L'ABBRACCIO DELL'ORSO

"Un uomo molto giovane aveva appena avuto un figlio e viveva per la prima volta l'esperienza della paternità. Nel suo cuore regnavano la gioia e l'amore, che scorrevano a fiumi dentro di lui. Un giorno gli venne voglia di entrare in contatto con la natura perché, da quando era nato il suo bimbo, vedeva tutto bello e perfino il rumore di una foglia che cadeva gli sembrava musica.
Decise quindi di andare nel bosco per goderne tutta la bellezza e sentire il canto degli uccelli.
Camminava placidamente respirando l’umidità che c’è in quei posti quando, improvvisamente,vide un’aquila su un ramo, e fu sorpreso dalla sua bellezza. Anche l’aquila aveva avuto la gioia di avere dei piccoli, ed aveva intenzione di arrivare fino al fiume più vicino, catturare un pesce, e portarlo nel suo nido come cibo per i suoi aquilotti. Era una responsabilità molto grande allevare e formare i suoi piccoli, affrontando le sfide che la vita offre.
Nel notare la presenza dell’uomo, l’aquila lo guardò e gli chiese : “Dove vai buon uomo? Vedo nei tuoi occhi la gioia “l’uomo le rispose : “Sai mi è nato un figlio e sono venuto nel bosco perché sono felice. D'ora in poi lo proteggerò sempre, gli darò da mangiare, e non permetterò mai che soffra il freddo. Giorno dopo giorno lo difenderò dai nemici che avrà e non lascerò mai affrontare situazioni difficili. Non permetterò che mio figlio abbia le stesse difficoltà che ho avuto io, non dovrà mai sforzarsi per nessuna cosa. Come padre, sarò forte come un orso, e con la potenza delle mie braccia lo circonderò, l’abbraccerò e non permetterò mai che niente e nessuno possa turbarlo." L’aquila lo ascoltava attonita, senza riuscire a credere a ciò che udiva. Poi lo guardò e gli disse: ”Ascoltami bene. Quando la natura mi ha dato l’ordine di covare le mie uova, di costruirmi un nido, confortevole, sicuro, protetto dai predatori, mi ha detto anche di mettere dei rami con molte spine, e sai perché? Perché quando i miei piccoli saranno forti per volare, farò sparire tutta la comodità delle piume. Non resistendo sulle spine, si vedranno costretti a costruirsi il proprio nido. Tutta la valle sarà per loro, a patto che realizzino con i loro sforzi l’aspirazione di conquistarla. Se li abbracciassi, la loro aspirazione verrebbe frenata, e questo distruggerebbe in maniera irreversibile la loro individualità, ne farebbe degli individui indolenti senza coraggio di lottare, né gioia di vivere. Prima o poi piangerei per il mio errore, perché vedrei i miei aquilotti trasformati in ridicoli rappresentanti della loro specie, e mi riempirei di rimorso e gran vergogna nel vedere l’impossibilità di gioire per i loro trionfi. "Io, amico mio" disse l’aquila, "amo i miei figli più d’ogni altra cosa, però non sarò mai complice della loro superficialità e immaturità”. L’aquila tacque, poi, con maestosità si alzò in volo per perdersi all’orizzonte. L’uomo tornandosene a casa, meditò sul terribile errore che avrebbe commesso dando a suo figlio l’abbraccio dell’orso. Giunto a casa abbracciò il suo bimbo per alcuni secondi, poi si rese conto che il piccolo cominciava a muovere le gambe e braccia come per dimostrare il suo bisogno di libertà, senza che nessun orso protettivo lo ostacolasse. Da quel giorno l'uomo cominciò a prepararsi per diventare il migliore dei padri." 






IL SERPENTE SACRO - TAN XA

Il serpente ci aiuterà a sciogliere la colonna vertebrale ed alcune posizioni ci aiuteranno a scaldare i muscoli delle gambe.













IL CAVALLO D’ORO – KIM MA

“L’Uomo sarebbe rimasto uno schiavo se il cavallo non lo avesse reso un Re”
(Elwyn Hartley Edwards)

Il cavallo venne addomesticato in Asia, nelle regioni steppiche centrasiatiche. Il suo uso come animale "domestico" fu quasi da subito collegato in quella realtà anche all'uso bellico, fin dalla protostoria. Sia l'addomesticamento
del cavallo (documentato fra i Sumeri già nel III millennio a.C. ma non realizzato da loro) che il suo uso a scopi bellici, sono infatti da collegarsi con la fioritura delle culture nomadi nelle steppe asiatiche. Testimonianze documentali
sulle culture nomadi centrasiatiche definite con un termine-contenitore "Scite" ci vengono sia dai poemi omerici che da testi assiri del VII secolo a.C.: una descrizione precisa ne fa Erodoto, che parla chiaramente dei loro arcieri a cavallo. Nelle antiche tradizioni il cavallo non fu considerato un animale come gli altri e la sua vita - o il suo destino - fu percepita come inseparabile da quella dell'uomo. Ne farebbero testo le usanze, spesso praticate sia dai popoli orientali (Cinesi, Tartari, Mongoli, Persiani) che europei (Vichinghi, Galli e Germani in genere), di seppellire il cavallo insieme al padrone defunto. Tra il
cavallo e l'uomo infatti, s'instaura un particolare rapporto di simbiosi, fonte d’armonia o di conflitto.
Esso è un simbolo mitologico e raffigurato con la forza ed il vigore nei I Ching. Rappresenta una energia sempre in movimento capace di creare, ma mostra anche di essere una fonte di distruzione. L’astrologia cinese ha usato il cavallo come segno zodiacale raffigurante la ribellione. Correre sul cavallo con i capelli al vento è segno di libertà, di fuga ma anche di non sottomissione.
A causa della sua potente muscolatura e del suo carattere focoso simboleggia la forza dell’energia pulsionale: pericolosa quando è libera e mossa dai sensi, utile per la realizzazione spirituale quando è controllata e dosata. Domare un cavallo equivale a padroneggiare le pulsioni interiori. È la cavalcatura dei messaggeri divini, dei cavalieri o dei guerrieri spirituali. Ha talvolta una funzione psicopompa, come guida delle anime alla sede ultraterrena.


CURIOSITA’

Il primo monastero buddhista costruito in Cina fu quello di Baima (68 d.C.): secondo la leggenda, nel 64 d.C. l'imperatore cinese Mingdi vide in sogno un uomo d'oro e questa visione lo spinse a mandare suoi inviati in India per raccogliere sutra buddhisti; costoro, nel 67 d.C., caricarono i testi raccolti su un cavallo bianco e, accompagnati da due monaci indiani, tornarono a Luoyang. I due monaci restarono a Luoyang per tradurre i testi in cinese e il monastero prese il nome di "monastero del cavallo bianco", contrassegnato all'ingresso da due cavalli di pietra.Questa storia riflette un mito assai diffuso in Asia, quello del cavallo bianco di origine solare; presente già nelle culture delle steppe, esso dilaga in Cina, in India, in Iran e da qui nell'Europa attraverso la Grecia: è da questo mito che nasce la scelta di cavalli bianchi per gli eroi mitici, i semidei (come i Dioscuri), i condottieri mitizzati (come Alessandro Magno) e poi
tutti i grandi generali (e molti sovrani) della Storia, asiatica ed europea. In India il sacrificio di un cavallo bianco serviva ad assicurare il rapporto col sole e la prosperità del regno; nelle culture delle steppe i guerrieri erano seppelliti assieme ai loro cavalli. Anche il cavallo nero ha una grande importanza simbolica: divenuto spesso simbolo demoniaco in Occidente, in Asia era simbolo di forza e nel Mondo Islamico ritenuto il cavallo da combattimento per eccellenza. Ma in Cina, e soprattutto nelle culture delle steppe, il cavallo nero ha a che fare col mondo degli antenati, secondo concetti di derivazione sciamanica, e con la notte.

Esecuzione:

Gli esercizi si eseguono dapprima con la gamba sinistra, poi con la destra e vanno ripetuti 9 volte per parte:

1. calcio verso le natiche
2. calcio laterale
3. calcio frontale
4. calcio all'indietro
5. il drago cavalca il cavallo
6. galoppo verso l'esterno
7. galoppo verso l'interno

Nei calci il movimento delle braccia viene qui proposto nella medesima maniera, resta a voi provare versioni differenti per trovare quello che più vi riesce naturale e preciso (aprire invece che chiudere, movimento dall'alto verso il basso o portato fino indietro al busto, ecc.)






LA TIGRE SACRA – THAN HO

LA TIGRE appare nella mitologia e, in generale, nella
cultura orientale con diverse livree.
La TIGRE BIANCA abita in uno dei quattro palazzi
principali in cui è divisa la volta celeste.
Il Drago Blu si trova ad est
L'Uccello Vermiglio a sud
La TIGRE BIANCA a ovest
La Tartaruga Nera a nord.
La TIGRE SCREZIATA, invece accoglie due degli elementi
costitutivi del cosmo: L'acqua e il fuoco.









QUY LINH CONG – LA TARTARUGA

Gli esercizi di questa parte sono focalizzati
principalmente sulla schiena.
Lo scopo di tutta la sequenza di animali, lo
ricordo, è quello di proporre una metodologia
da applicare per la fase di riscaldamento, dove
potrebbe capitare di non utilizzare un metodo
preciso e quindi essere meno efficaci.
Ora non rimane che allenarci e prendere
confidenza con questa sequenza, preparatoria ad un buon allenamento.






TABELLA RIEPILOGATIVA